venerdì 11 agosto 2017

alcolismo nella Russia pre-sovietica

Ekaterina II "la grande", imperatrice di Russia fino al 1796, soleva dire che «Un popolo ubriaco si governa meglio». Del resto già Pietro I "il grande", imperatore di Russia fino al 1724, aveva ordinato che venissero frustate le mogli scoperte a tirar fuori i mariti alcolizzati dalle taverne (l'alcool è sempre stato fonte di guadagno per lo Stato).

Vasili Maximov, Proprio come fanno gli adulti, 1864. Ragazzino imita di nascosto il padre alcolizzato.

Nick Orlov, Benedizione di un negozio di vodka, 1904.

Vladimir Makovsky, Benedizione di un bordello, 1900. Probabilmente fantasioso, ma basato sul fatto che il clero ortodosso era facilmente comprabile con buone offerte e -come si vede nel dipinto- con parecchie bottiglie di vodka.

(vedi anche: stampe russe dei primi del '900 contro l'alcolismo)

Nel 1913, appena quattro anni prima della rivoluzione d'Ottobre, lo stipendio mensile di un operaio valeva l'equivalente di 80-100 litri di vodka. Anche nell'epoca sovietica, nonostante Lenin e nonostante le successive campagne di moralizzazione, lo Stato incamerava parecchi soldi dal commercio degli alcoolici (negli anni '70 costituivano pressappoco un terzo delle entrate statali), cosa che ne ha fatto crescere un'immensa attività di fabbricazione e commercio clandestini.

Ancor oggi l'alcool è una piaga russa, sebbene - secondo stime dell'OMS - "solo" un russo su cinque muore per cause legate all'alcolismo.

1 commento:

  1. Il mio collega russo si lamenta che la Chiesa ortodossa continua a vendere vodka nei loro negozi a condizioni privilegiate.

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